L'alveare e la città
L'aereo si alza in volo. Come per magia la città si trasforma.
Ogni prospettiva è magicamente modificata, ogni "situazione"
ha magicamente perso il suo significato.
Osservo con stupore la frenesia con cui bus e auto si rincorrono
per spostarsi da una via all'altra, da un isolato all'altro.
Dall'oblò quella città non la riconosco, non è più la mia città.
Dall'alto la città è solo un alveare in cui
le api si rincorrono per spostarsi da una cella all'altra.
Qual è dunque la differenza tra l'alveare e la città?
L'alveare pulsa di una frenesia e di un'operosità
che rispondono alle Leggi della Natura, alle Leggi di Dio.
La città è invece soggiogata dalla frenesia
e dall'operosità di un uomo in perenne lotta con sé stesso,
ormai troppo, troppo lontano dalle Leggi di Dio.
O Dio, ti prego, prima di atterrare trasformami in un'ape.
Potrò così dimenticare la mia vecchia e triste città.
Uscirò in volo dall'aereo per raggiungere le compagne
nella mia nuova, vitale e gioiosa città-alveare.